Buona Pasqua di vaccinazione

Non ho mai avuto un buon rapporto con mio padre. Per anni ci siamo visti poco e sentiti anche meno. Forse è per questo che mi sono trasferito qui a Messina, a 400 chilometri di distanza dal posto dove sono nato. Poche feste negli ultimi anni abbiamo vissuto insieme durante le quali poche parole abbiamo scambiato. Anche lo scorso anno non ha fatto eccezione ma quella volta tutto era capitato non per motivi di volontà ma bensì di necessità. Era stata la famosa “Pasqua di Covid”, con zone rosse blindate nel mondo come in Sicilia. Poi il primo aprile 2020 mi ha chiamato dicendomi che era andato in pensione ed il 2 giugno dello stesso anno si sarebbe trasferito a Messina. All’inizio la situazione è stata un po’ complicata ma poi dopo una prima burrascosa convivenza forzata, per motivi logistici, gli hanno finalmente consegnato la sua nuova casa, vicina alla mia, quasi ad un tiro di schioppo. Da allora è iniziata, come in un rito, la rinascita della nostra “nuova conoscenza”. Erano passati 16 anni da quando mi ero trasferito e poco lui di me sapeva ormai, come anche io di lui. Dal 2 luglio ogni giorno, con una sincronizzazione ciclica, ha cominciato a venire due volte al giorno a casa mia, a trovarmi, e mentre a modo suo cercava di rendersi utile facendo la spesa, acquistando ciò che in casa serviva o facendo commissioni varie mentre girava per le stanze lo vedevo, anche se io stavo sempre chiuso nel mio studio, che prendeva dimestichezza con il mio mondo in maniera avida di informazioni. Scrutava stipetti guardando i farmaci che dentro vi erano e così cominciava a conoscere di quali patologie soffrivo. Al pari facendo la spesa e guardando nella dispensa imparava a conoscere i cibi che per la mia salute non potevo più mangiare. Ogni tanto chiedeva qualcosa ma solo quando le circostanze lo rendevano necessario. Non mi ha mai chiesto perché da due anni vivevo di nuovo solo ed anche se io non glielo ho mai detto credo che abbia capito la mia sofferenza ed infatti, a modo suo, con quel suo silenzio, ha sempre cercato di creare una empatia con me. Apparentemente potrebbero sembrare atteggiamenti strani ma non lo contesto perché quel 2 giugno 2020 sì è trovato ad avere di fronte una persona che non conosceva più ma che era suo figlio, il suo unico figlio. Oggi è il giorno di Pasqua dell’anno 2021 e non è più la “Pasqua del Covid” ma è la “Pasqua della vaccinazione anti-Covid”. Ed lo è anche per lui che stamani presto ho accompagnato a farsi vaccinare perché il suo turno di prenotazione era oggi. Adesso sono seduto in zona di attesa aspettando che lui esca al padiglione delle vaccinazioni. Pensavo ci fosse poca gente, vista la ricorrenza festiva, invece al nostro arrivo c’erano già in fila circa 200 persone. L’ambiente è accogliente con delle signorine che aiutano a compilare i moduli a chi ha delle difficoltà e degli operatori che danno tutte le informazioni necessarie a chi esibisce documenti e moduli vari. Anche mio padre ha in mano i suoi moduli già compilati e con gli stessi ha anche i suoi certificati medici. Già perché anche lui negli anni ha sviluppato delle patologie che io non sapevo ma che adesso sto imparando a conoscere. Effettuiamo tutta la trafila amministrativa e poi lui si mette in fila mentre io vado ad attenderlo nella zona per gli accompagnatori. Intrattengo qualche chiacchiera, sotto un sole piacevole e poi casualmente decido di sporgermi per guardare a che punto è la fila di ingresso ai vaccini. Caso della sorte è il suo turno di entrare e quasi in un rito scaramantico, prima di entrare, si avvicina a me con una scusa banale e mi da una pacca sulla spalla. Io capisco ed assecondo, anche lui come me ha paura di cosa potrebbe succedere ed ambedue prima che lui entri, in maniera simultanea, ci guardiamo quasi ad esorcizzare la paura che possa succedere quel qualcosa di brutto che balena nelle nostre menti. Quell’ultimo sguardo rimane, prima di vederlo sparire nel padiglione, l’ultimo gesto di questa, fino ad ora, nostra nuova reciproca conoscenza, che giorno dopo giorno stiamo vivendo. Lui entra ed io mi seggo. Calcolo le tempistiche approssimative per cui dovrebbe uscire. Passano i minuti ma sono tranquillo perché non vedo segni di situazioni critiche all’interno del padiglione. I minuti però passano lentamente ma finalmente lo vedo uscire e venire verso la zona di uscita. Quasi in un rituale scaramantico di esorcizzazione del timore passato, in lontananza, alza la mano in segno di saluto e si avvicina a me. Ha la camicia un po’ fuori dai pantaloni ma lo vedo sereno e rilassato. Gli hanno fatto l’AstraZeneca e lui è sereno proprio perché è stato il medico di turno, dopo avere visto la sua documentazione, a prendere questa scelta. Elogia l’organizzazione del sistema e si dice assai piacevolmente sorpreso. Usciamo dall’hub in fiera e ci accingiamo a raggiungere la nostra macchina per tornare a casa. Lui si è vaccinato ed io sono contento di averlo accompagnato. Per tanti anni è stato per me il severo “Avvocato De Filippi” che non mi capiva mai e con cui discutevamo sempre. Ma adesso è semplicemente un pensionato che con suo figlio è andato a farsi il vaccino. Mi dice che gli dispiace che io lo abbia dovuto accompagnare ma a me non è dispiaciuto. Mentre usciamo dall’hub vediamo tante persone che arrivano ed entrano. Lo accompagno a casa ma lo raggiungerò per pranzo perché il pranzo di Pasqua, dopo tanti anni, voglio tornare a farlo con i miei genitori. Ti voglio bene papà e quello che è stato, ormai, non ha più importanza semplicemente perchè è stato ma adesso non è più. Buona Pasqua “di vaccinazione” mia cara Messina e speriamo che la prossima Pasqua abbia per noi tutti un nome diverso. Qualunque nome, l’importante che sia diverso da quello che hanno avuto le ultime due. Buona Pasqua di Resurrezione e di vaccinazione a tutti voi.