Casa di riposo “Come d’incanto”: positivi dopo il vaccino anti-Covid

Ritorna a far parlare di sé l’hotel per la terza età “Come d’incanto”. Non c’è pace per la casa di riposo messinese, che già nella Fase 1 dell’emergenza epidemiologica aveva lasciato tutti col fiato sospeso dopo il rientro di professionisti da Madonna di Campiglio. Anche all’epoca erano stati accertati casi di positività al Covid-19. Oggi, la residenza ritorna al centro della cronaca cittadina. Sono 34 gli anziani ospiti e 19 gli operatori della casa di riposo. A risultare positivi sia dipendenti che ospiti che avevano ricevuto il vaccino anti-Covid tra Pfizer–Biontech, AstraZeneca e Moderna. Due casi di febbre avevano destato i primi sospetti. Successivamente, la scoperta di 13casi di Covid-19. A rilevare i casi i tamponi molecolari eseguiti dall’Asp, oltre ai test rapidi risultati anch’essi positivi. In particolare, sembra siano otto gli anziani e cinque gli operatori cui è stata accertata l’infezione da Sars-CoV-2. I non positivi si trovano in isolamento fiduciario e dovranno sottoporsi ad ulteriore tampone tra 10–14 giorni.

Si è attivato tempestivamente il protocollo delle cure a casa per il Covid-19, stilato del Prof. Lorenzo Mondello che ha “sedato” i sintomi in alcuni soggetti, oltreché bloccato la loro insorgenza in altri. Intanto, l’Asp si è mossa alla ricerca di una possibile, eventuale variante del virus. Nonostante i consensi informati, firmati allo scopo di fare rimanere gli anziani positivi presso la struttura, e la rispondenza delle cure eseguite con tanto di disponibilità offerta dal Prof. Mondello, il Commissario per l’Emergenza Covid ha ugualmente disposto il trasferimento degli anziani alla Rsa ‘Opus Residential’ di Messina.

In tutta questa vicenda, è venuto in emersione un nuovo dato. Sembra che tra i contagiati vi siano soggetti che mai prima d’ora avevano contratto il virus che adesso risultano ‘positivizzati’, a vaccinazione ultimata (entrambe le dosi), con test sierologici a comprova. Eppure i soggetti in discorso, anche in passato erano entrati in contatto con il virus esattamente nei giorni della triste vicenda, risalente allo scorso anno, vissuta dagli interni alla struttura stessa, prima che fossero “liberati” dopo molti giorni.