Gdf e Polizia in azione a Catania e Messina

Capi di abbigliamento totalmente personalizzabili su misura, con in più la possibilità di scegliere taglie e colori e, sopratutto, il marchio preferito tra le centinaia disponibili delle più importanti maison italiane e internazionali.

Ma anche mascherine lavabili personalizzate, il tutto con i prezzi in bella mostra. Questo quello che hanno scoperto i militari delle fiamme gialle etnee; la vendita e la commercializzazione avveniva attraverso una vetrina virtuale, un vero e proprio showroom del “contraffatto’.

Ideatori del lucroso business, due giovani catenesi, rampanti imprenditori del malaffare, curatori dell’intera filiera della contraffazione: dal produttore al consumatore, tramite corriere espresso.


Durante le perquisizioni militari della Guardia di finanza hanno sequestrato centinaia di prodotti contraffatti pronti per essere spediti, loghi idonei ad essere apposti sui capi “vergini” e apparecchiature necessarie per la loro realizzazione: un plotter, una pressa termoadesiva ed un computer. I due fratelli sono dunque stati denunciati a piede libero per i reati di produzione e commercializzazione di prodotti contraffatti.
   

A Messina invece, la Polizia di stato ha eseguito ieri la misura cautelare degli arresti domiciliari a carico di un quarantasettenne del luogo, resosi responsabile dei reati di violenza sessuale e violazione di domicilio ai danni di una giovane donna affetta da deficit psichico.

I fatti risalgono allo scorso giugno quando il reo, spacciandosi per uno degli operai effettivamente impegnati in lavori edili all’interno del palazzo e approfittando della momentanea assenza del genitore della vittima, è riuscito ad introdursi all’interno dell’appartamento costringendo la stessa a subire palpeggiamenti. La donna è stata altresì fotografata, contro la sua volontà, a seno nudo.

Le indagini, coordinate dall’Autorità Giudiziaria, hanno rapidamente permesso di ricostruire la vicenda e di risalire all’identità del reo, operaio solo occasionalmente sul posto ed invitato dai colleghi ad avvertire i residenti dell’intera palazzina dei possibili disagi legati ai lavori in corso.

Ulteriori accertamenti sul telefono cellulare del reo hanno infine consentito di recuperare le immagini che ritraevano la donna confermando la gravità della condotta dell’uomo e portando all’emissione della misura cautelare a suo carico.