Catania e Caltanissetta, importanti operazioni di Gdf e Dia

Vasta e approfondita indagine della Guardia di Finanza del comando provinciale di Catania che ha provveduto a denunciare 78 persone che avrebbero percepito, senza averne nessun titolo, il Reddito di cittadinanza, e che con tale appropriazione indebita ha prodotto un danno alle casse dello Stato da 1,2 milioni di euro. Si sono scoperti che tra questi “falsi poveri” vi era anche un giocatore amante delle scommesse online illegali che avrebbe vinto oltre mezzo milione di euro, il destinatario di un’eredità da 400 mila euro, il proprietario di quattro appartamenti, un magazzino e di un’autorimessa, pregiudicati per reati mafiosi e lavoratori ‘in nero’. Vi sono anche persone che si sono licenziate per potere percepire illecitamente il sussidio e si è potuto scoperchiare questo sistema di truffe mediante accertamenti avviati da militari della compagnia della guardia di finanza di Catania che ha collaborato strettamente con l’Inps. Ai 78 ‘furbetti’ del Reddito di cittadinanza, che sono stati indagati anche per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, è stata naturalmente sospesa l’erogazione del beneficio. Adesso seguirà un iter per il recupero delle somme illecitamente percepite e ora la loro posizione è al vaglio della Procura distrettuale etnea.

Sono stati confiscati beni per circa 12 milioni di euro dalla Dia di Caltanissetta a Paolo Farinella, che è un noto imprenditore edile di 76 anni, originario di Gangi (Palermo). L’uomo è ritenuto un soggetto vicino e interlocutore privilegiato di personaggi di spicco della mafia nei territori di Caltanissetta, Palermo e Trapani.
Ad emettere il decreto di confisca è stata la Corte d’Appello di Caltanissetta ed è relativo a 169 beni immobili a Caltanissetta e 18 a Gangi. Il provvedimento di confisca ha fatto seguito alle indagini che vennero condotte nell’ambito dell’operazione ‘Flour’ del 2009. Dopo la morte del cugino Cataldo Farinella, la Dia ha ricostruito vicende e fatti di questo costruttore che sarebbe “pienamente inserito in Cosa nostra ed implicato con il noto Angelo Siino nella cosiddetta mafia degli appalti, Paolo gli subentrava, di fatto, nella gestione delle imprese mantenendo sostanzialmente rapporti con esponenti di rilievo della organizzazione mafiosa nissena, palermitana e del trapanese”. Tra tutti i beni confiscati c’è anche un terreno, nella contrada Mimiani di Caltanissetta, di circa 300 ettari, con annessa azienda agraria, che, secondo l’accusa, in passato sarebbe stato utilizzato come riserva di caccia da noti esponenti di Cosa nostra siciliana, come Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca durante la loro latitanza.