Covid Sicilia, dati truccati: 3 arresti e 7 indagati, anche l’assessore Razza

Numero dei positivi e dei tamponi, e, a volte, anche dei decessi modificati e, poi, inviati all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). In tal modo, si condizionavano le misure di contenimento della diffusione del Covid-19. È quanto è emerso da una serie di intercettazioni e serrate indagini. Colpiti dal provvedimento alcuni appartenenti al Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico (Dasoe) dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana. In tutto sono 7 gli indagati per circa 40 episodi di falso documentati dagli investigatori dell’Arma, l’ultimo è del 19 marzo 2021. Tra gli indagati anche il vice capo di gabinetto dell’assessorato, Ferdinando Croce, e il dirigente Mario Palermo. Avrebbero commesso i reati di falso materiale ed ideologico. Ad eseguire l’ordinanza di misura cautelare i Carabinieri del Nas di Palermo e del Comando Provinciale di Trapani. Ha avviato l’inchiesta la relativa Procura, competente perché in un laboratorio di Alcamo, nel Trapanese, a decine erano stati i dati, relativi ai tamponi, risultati falsati. «La Regione comunicava a Roma dati truccati e calmierati in un caos assoluto – scrive il Gip – e nella totale inattendibilità dei dati trasmessi, che sembrano estratti a sorte e la cui dimensione reale appare sfuggita agli stessi soggetti che li alterano». Nonostante il tutto, a detta del Gip, appaia come un «disegno politico scellerato», sembra, tuttavia, estraneo il presidente della Regione Musumeci, «che pare tratto in inganno – dice il Gip – dalle false informazioni che gli vengono riferite». Si voleva evitare che la Sicilia venisse collocata in “zona rossa”: «Si è cercato – spiega il Gip, Caterina Brignonedi dare un’immagine della tenuta e dell’efficienza del servizio sanitario regionale e della classe politica che amministra migliore di quella reale e di evitare il passaggio dell’intera Regione o di alcune sue aree in zona arancione o rossa, con tutto quel che ne discende anche in termini di perdita di consenso elettorale per chi amministra».

Ai domiciliari sono finiti la Dirigente Generale del Dasoe Maria Letizia Di Liberti, il funzionario della Regione Salvatore Cusimano e il dipendente di una società che si occupa della gestione informatica dei dati dell’assessorato Emilio Madonia. Indagato l’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, raggiunto da avviso di garanzia con invito a comparire in giudizio. Il suo sarebbe un parziale coinvolgimento, l’accusa è di falsità materiale ed ideologica. Sottoposti a sequestro alcuni dei telefoni dell’Assessore regionale. «Spalmiamoli un poco» diceva alla Dirigente regionale, riferendosi ai dati relativi ai decessi in Sicilia per Covid-19 di cui lei era incaricata di dare comunicazione all’ISS. «I deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?» – chiedeva la Di Liberti e Razza: «Ma sono veri?». «Si, solo che sono di 3 giorni fa». E la Dirigente ancora: “Ah, ok allora oggi gliene dò uno e gli altri li spalmo in questi giorni, va bene, ok. Mentre quelli del San Marco, i 6 sono veri e pure gli altri 5 sono tutti di ieri… quelli di Ragusa, Ragusa 5! E questi 6 al San Marco sono di ieri.. perché, ieri, il San Marco ne aveva avuti altri 5 del giorno prima, in pratica. Va bene?». Parte, questa, della conversazione, risalente allo scorso novembre quando la Sicilia venne decretata arancione, tra l’assessore regionale alla Sanità siciliana e la dirigente regionale Letizia Di Liberti. L’intercettazione è agli atti dell’indagine. Dalla conversazione telefonica l’assessore dice di «non essere riusciti ad assicurare la buona gestione dell’emergenza sanitaria». Inoltre, «Razza – spiega il Gip – riferisce che il 90 per cento della situazione creatasi è attribuibile alla loro piena responsabilità, ma la Di Liberti sostiene che i dati sono quelli estrapolati dalle piattaforme informatiche, al che l’assessore le fa notare, con rammarico, che nessuno lo ha mai informato della grave criticità emersa, a suo dire, da un raffronto dei dati della Regione Siciliana con quelli comunicati dalle altre Regioni». Da quella data, perquisizioni domiciliari sono state avviate nei confronti di altri sette indagati alla ricerca di materiale informatico e documenti utili, e-mail e dati sono stati acquisiti presso i server dell’assessorato Regionale alla Salute e Dipartimento.

I militari del Nas, che conducono l’inchiesta: «Sebbene non emerga ancora compendio investigativo grave, è emerso il parziale coinvolgimento di Razza nelle attività delittuose del Dasoe». Musumeci: «Noi le zone rosse le abbiamo anticipate non nascoste: è storia. Ma bisogna avere rispetto per la magistratura, ho fiducia nell’assessore Ruggero Razza, se fosse responsabile solo adotterebbe le decisioni consequenziali. Bisogna essere sereni e fiduciosi, sono convinto che la verità emergerà prestissimo». Intanto, il Gip Brignone dichiara: «Gravità e la consapevole e volontaria alterazione di elementi conoscitivi rilevanti non può essere revocata in dubbio». E conclude: «Le falsità commesse non hanno consentito a chi di competenza di apprezzare la reale diffusione della pandemia in Sicilia e di adottare le opportune determinazioni e non hanno permesso ai cittadini di conoscere la reale esposizione al rischio pandemico e di comportarsi di conseguenza. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la piena collaborazione di tutti i soggetti indagati, ciascuno dei quali risulta calato in un ruolo nevralgico e, defilandosi, avrebbe potuto mettere in crisi il sistema».