Il secondo matrimonio del re di Sicilia Martino il giovane con Bianca di Navarra

Il 1402 vede la celebrazione per procura del matrimonio del Re di Sicilia Martino e della Principessa Bianca di Navarra a Catania nel Castello Ursino nella stanza ove si tenevano le riunioni del Parlamento Siciliano [Sala del Parlamento], attesa la momentanea impossibilità di poter far arrivare Bianca di Navarra in Sicilia e la necessità politica di celebrare al più presto quel matrimonio. Delle vicende del matrimonio tra Martino e Bianca, vale la pena riportare integralmente ciò che dice il Curita:

Sottoscrissero i capitoli del matrimonio il cardinale di Catania, e l’arcivescovo di Caragoca, il visconte don Yaime de Prades, don Pedro de Fennolet, don Berenguer Proxita, don Miguel de Gurrea, e don Pedro de Cervellon suo camarero mayor, Gil Ruiz de Lihori, Ivan Ximenez Cerdan, messer Pedro de Torrellas, camarero mayor, messer Ivan Dezpla, tesoriere del Re, e Ramon Fiveller, che intervenivano in quanto facevano parte del Consiglio del Re. I capitoli di matrimonio indicarono nella loro redazione quelli che erano i confini secondo ciò che era di pertinenza dei loro Regni… Il venti di maggio del 1402 i Re di Navarra e d’Aragona si avviarono verso il castello di Mallen dove si trovava Bianca che si preparava pe recarsi in Sicilia da suo marito [Martino] […]”. (1)

Nell’agosto del 1402 all’interno del Consiglio del Re di Sicilia, Martino il Giovane, si formano due fazioni politiche contrapposte che si scontrano soprattutto a causa, dice il Curita, della prepotenza del conte di Modica Bernardo Cabrera nel voler imporre la sua volontà al Re di Sicilia, pretendendo di non far valere i consigli degli altri componenti il Consiglio. In tale periodo, dice il Curita:

“[…] cominciò a svilupparsi un grande dissidio e scontro tra don Bernardo di Cabrera conte di Modica, Raimondo di Bages e RaimondoXatmar da una parte e don Giovanni Fernandez de Heredia e don Sancho Ruyz dall’altra: giacchè il conte [il Cabrera] pretendeva che il Re seguisse tutti i suoi consigli, e pretendeva di governare con potere assoluto: ed il Re quale Monarca, per la poca esperienza era costretto a seguire il parere di coloro  che facevano parte del suo Consiglio, che erano stati inseriti in esso per ordine del Re [d’Aragona ] suo padre, che erano il cardinale di Catania, don Giacomo de Prades ed altri cavalieri molto importanti e di grande capacità e prudenza: affinchè orientassero la volontà del Re come se fossero una sola persona, per evitare che accadessero fatti gravi all’interno della sua casata ed in tutto il Regno […]. Ma il dissidio aumentava sempre di più, e alla fine delle consultazioni del Re, tra i pochi che si riunirono nel suo Consiglio, vi fu una grande divisione e discordia, tanto che si temette, che si sarebbero aggravati i problemi, i mali, conseguenti ai disordini che si erano sviluppati in quel Regno dopo che Martino iniziò a regnare. – Questa situazione [dice ancora il Curita] venne riferita al Re d’Aragona che ritenendo compromessi l’equilibrio di potere all’interno del Consiglio del Re di Sicilia e la funzionalità dello stesso Consiglio, intervenne con il peso del suo potere e [ continua il Curita ] […] nel luglio del 1403, decise di inviare in Sicilia don Guerrao Alaman de Cervellon, che era un cavaliere molto prudente e valoroso, e di grande autorevolezza, affinchè con il suo consiglio si desse ordine al Governo della sua Casata, e di tutte le altre cose dello Stato( Siciliano ): e provvide, che si inserissero nel Consiglio del Re suo figlio alcuni cavalieri catalani e siciliani tenuti in grande considerazione, che furono don Pedro de Queralt, don Juan de Cruyllas, Ray Alaman de Foxa, commendator de Moncon, bartholome de Iuvenio, mossen Gil de Pueyo, Amyll de Perapertusa, Luys de Rajadel, Gispert de Talamanca, Ubertino de la Grua, y Thomas Ramon […].” (2)   

Sempre nel 1403 Bernardo Cabrera, non accontentato dalla Corona d’Aragona rispetto ai progetti matrimoniali per suo figlio, si ribella nuovamente al Re di Sicilia e si pone in armi contro Martino il Giovane e contro Sancho Ruyz de Lihori. Questa ulteriore ribellione di Bernardo Cabrera dura sino all’inizio del 1404 ed ha fine allorchè si vede stretto nei suoi territori dall’esercito di Re Martino: arresosi a Re Martino ed avendo chiesto di essere perdonato, Bernardo Cabrera, per ordine del Re di Sicilia, è costretto a recarsi in Aragona per essere giudicato dallo stesso Re Martino d’Aragona a cui viene chiesto di giudicare il conte ribelle. Nel marzo del 1404 Bernardo Cabrera parte per l’Aragona per sottoporsi al giudizio del Re e chiederne il perdono. Perdonato dal Re d’Aragona, Bernardo Cabrera torna in Sicilia ma ben presto non rinuncia ad essere il  protagonista nel Consiglio del Re ne manifesta disponibilità ad accettare che le sue richieste possano non essere accolte: nel 1405, ancora una volta, scoppia il dissidio  all’interno del Consiglio del Re e le due fazioni contrapposte ed ormai nemiche, che fanno riferimento a Bernardo Cabrera da una parte e Sancho Ruyz de Lihori dall’altra, arrivano a trasformare il Consiglio del Re in un’arena. Il caso ed il dissidio aperto scoppia allorchè il Consiglio del Re non approva la richiesta avanzata da Bernardo Cabrera di ridurre il territorio della Camera Reginale assegnata da Re Martino di Sicilia alla moglie, la Regina Bianca di Navarra. Il Curita racconta che in quel Consiglio, tenutosi verso la fine del 1405 il dibattito sfociò in uno scontro e si passò alle offese: e prima che il Re di Sicilia si pronunciasse nel merito della questione, Bernardo Cabrera, ancora una volta, si ribello al Re di Sicilia ed occupò alcuni territori della Camera Reginale, provocando grandi sobillazioni nel Regno di Sicilia. Visto che la situazione non si decantava Re Martino di Sicilia, il 10 marzo del 1406, intima a Bernardo Cabrera di allontanarsi dal Regno di Sicilia e di presentarsi, ancora una volta, davanti al Re d’Aragona. Beranardo Cabrera fu costretto nuovamente ad ubbidire e si dovette recare nel Regno di Valencia, visto che il Re d’Aragona si trovava li in quel momento, e si sottopose ancora una volta al giudizio del Re d’Aragona. (3) 

Bibliografia:

  1. Geronymo Curita de Olivan- Anales de la Corona de Aragon, Libro X- Capitolo LXXIIII- p. 437.
  2. Geronymo Curita de Olivan- op. cit.- Libro X- Capitolo LXXVI- pp. 439 retro- 440.
  3. Geronymo Curita de Olivan- op. cit. – Libro X- Capitolo LXXXII- pp. 444 retro-445.