Istituto incremento ippico: perché il depotenziamento?

La “Coppa degi Assi” si terrà nel Centro Equestre del Mediterraneo di Ambelia, a Militello Val di Catania. Un evento agonistico riconosciuto a livello internazionale. Nei mesi scorsi la Regione Siciliana ha attivato un forte piano di recupero e miglioramento della Tenuta di Ambelia che ospita il Centro Equestre del Mediterraneo, nato con l’ambizione di far ritornare la Sicilia il punto di riferimento del mondo equestre del centro-sud Italia. La struttura é immersa in un’area di 50 ettari impreziosita da ulivi secolari ed è gestita dall’Istituto Incremento Ippico per la Sicilia che qui cura la riproduzione e all’allevamento di centinaia equidi, contribuendo al mantenimento delle razze autoctone del Purosangue Orientale, Sanfratellano, Anglo-Orientale, dell’asino Ragusano e Pantesco. Ottimo. Il problema, o meglio la contraddizione nasce, nel momento in cui è da tempo che viene depotenziata la “casa madre” di Ambelia, cioè l’Istituto Incremento Ippico per la Sicilia la cui sede da decenni si trova a Catania.
Lo scorso mese di luglio, a seguito della rimodulazione dell’organico, 8 dipendenti dell’Istituto sono stati messi in mobilità con sospensione del rapporto di lavoro con l’80% dello stipendio per 2 anni. Tutto questo improvvisamente, senza, come prevede la legge, alcuna informativa e comunicazione preventiva ai sindacati e senza avere effettuato alcun tentativo concreto di mettere in atto forme di mobilità verso altri enti. Inoltre, la celta dei soggetti da porre in mobilità sembra essere avvenuta attraverso l’adozione di criteri discrezionali, non trasparenti e attuando un illegittimo demansionamento del personale rimasto in servizio.
La reazione dei lavoratori, sostenuti dai sindacati, è stata immediata con una serie di ricorsi e con un primo appuntamento presso il Tribunale del Lavoro di Catania lo scorso 10 settembre.
Una posizione fortemente critica è stata in particolare espressa da Fp Cgil e Sadirs (Sindacato Autonomo Dipendenti Regione Siciliana), provinciale e regionale, in una lettera-appello inviata al presidente della Regione e a quello dell’Ars, ma anche agli assessori regionali, ai capigruppo e ai deputati dell’assemblea regionale, e infine ai dirigenti regionali di settore e allo stesso direttore dell’Istituto di incremento ippico. I sindacati si riferiscono al fatto che il comma 2 abbia rimodulato la dotazione organica (caso unico di intervento per legge sulla materia) dell’Istituto con riduzione a 18 unità, e che per le eccedenze di personale, nonostante la norma lo preveda, non si è provveduto ad attivare nessuna forma di mobilità.
Per Gaetano del Popolo e Gaetano Agliozzo, rispettivamente segretario generale provinciale e regionale, di Fp Cgil e per Nuccio Gulizia e Fulvio Pantano, rispettivamente segretario generale provinciale e regionale del Sadirs, per la scelta del personale da licenziare sono stati adottati criteri discrezionali fuori dalle procedure previste dalla norma, senza alcun coinvolgimento dei sindacati e senza considerare l’ipotesi di mobilità verso altri enti.
“Sugli atti prodotti dall’Istituto sono stati avviati gli opportuni ricorsi in sede giudiziaria – si legge nell’appello a trovare una soluzione, inviato alle istituzioni -. I lavoratori posti in mobilità, tutti non più giovanissimi, stanno andando incontro a serie difficoltà per la contrazione del proprio reddito e dispiace dover far notare come, in qualche caso, si tratti di soggetti con gravi patologie che, in una fase difficilissima della loro esistenza, subiscono un provvedimento che oltre a colpirli nella loro materialità, impatta terribilmente con una difficile situazione psicologica. Mentre l’Istituto Incremento Ippico licenzia otto dipendenti, fatto che, com’è ovvio, indubbiamente risanerà il nostro bilancio regionale, il Presidente della Regione On.le Nello Musumeci insieme al Presidente del CDA dell’Istituto Principessa Caterina Maria Teresa Grimaldi di Nixima, si sono prodotti in investimenti plurimilionari sulla tenuta di Ambelia, struttura periferica dell’Istituto, situata guarda caso nel territorio natìo del Presidente, propagandando ai quattro venti le ragioni del rilancio della struttura. Come Signor Presidente? Sicuramente non ricorrendo alla formula del pubblico che ci mette i soldi e dei privati che ne traggono profitto? Siamo certi di no, non può essere così, così come siamo certi che le inchieste della magistratura che impattano sugli investimenti di Ambelia diranno in maniera inequivocabile che tutto si è svolto nel rispetto delle norme”.
Fp Cgil e Sadirs, alle quali si è aggiunta anche Uil Fpl, annunciano che proseguiranno con lo stato di agitazione e preannunciano ulteriori legittime azioni di protesta proporzionate alla gravità della situazione affermando che: “Il dialogo è l’unica strada, rilanciamo un Istituto ricco di storia e di potenzialità, ma il primo atto dev’essere la rimozione dell’ingiustizia che si sta perpetrando”.