La salma di Rosario Livatino resterà a Canicattì

La Salma del Servo di Dio Rosario Angelo Livatino, pur rimanendo nella piena e legittima disponibilità dell’arcidiocesi di Agrigento, rimarrà nella cappella del cimitero di Canicattì. Lo rende noto la stessa arcidiocesi:

“Congiuntamente con le Amministrazioni comunali di Canicattì e Agrigento, con i rappresentanti della forania e delle aggregazioni laicali di Canicattì e con ex colleghi del prossimo Beato, si è pervenuti alla decisione di non presentare alcuna istanza di estumulazione e traslazione. Le parti coinvolte nel discernimento auspicano vivamente che la decisione assunta contribuisca a creare il clima di serenità indispensabile per vivere convenientemente il tempo della preparazione alla Beatificazione”.

La mattina del 21 settembre 1990, lungo la statale SS640 Agrigento- Caltanissetta, l’automobile del giudice Livatino – diretto in Tribunale per celebrare un processo a carico di alcuni mafiosi di Palma di Montechiaro – fu speronata dal commando omicida. Il giudice Livatino, che per sua decisione preferiva viaggiare senza scorta, pur ferito cercò allora di allontanarsi a piedi dagli efferati criminali. Tuttavia, i sicari lo raggiunsero, freddandolo brutalmente ai piedi del viadotto della statale 640. Sul luogo dell’assassinio sopraggiunsero i migliori investigatori siciliani, tra i quali il giudice Falcone che rimase fortemente scosso dall’accaduto. Gli autori dell’omicidio sono stati assicurati alla giustizia e condannati all’ergastolo dalla Corte di Assise di Appello di Caltanissetta nel 1999.
Il 21 settembre 2011, a favore della straordinaria figura di Rosario Livatino, dichiarato “servo di Dio” dalla Chiesa Cattolica, si è aperto il processo di beatificazione. Già Papa Giovanni Paolo II, in occasione di un incontro con i genitori del giudice, definì Rosario Livatino quale “martire della giustizia ed indirettamente della fede”; adesso, la storia di giustizia, compassione e sacrificio
di un giovane magistrato come Rosario Livatino si intreccia, grazie alla beatificazione, a quella di Pino Puglisi, enfatizzando la dura presa di posizione della Chiesa Cattolica verso la criminalità mafiosa e lo stringente legame tra fede religiosa ed impegno sociale al servizio della giustizia e della legalità.
Lo Stato ha onorato il sacrificio di Rosario Livatino, con il riconoscimento concesso a favore dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel processo, dal Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso di cui alla legge n. 512/1999.