Lockdown e reazioni dei siciliani

In arrivo l’ennesimo Dpcm, in Italia. È in gioco la tenuta del sistema sanitario. Il Governo è pronto a varare l’orientamento da attuare ed è in corso un confronto a Palazzo Chigi, che proseguirà nella notte. Intanto, spuntano svariate ipotesi. Coprifuoco dalle 21 il compromesso tra le proposte avanzate dalle Regioni di chiusura nazionale alle 18 e la determinazione di Conte di restringere soltanto le aree in cui l’indice dei contagi è più elevato.

Tra le possibili decisioni, la chiusura delle attività commerciali dalle ore 18 e ultrasettantenni a casa. I centri commerciali chiuderebbero anche nei fine settimana. La chiusura colpirebbe anche i musei e si prevederebbe una stretta alle scuole superiori dove si applicherebbe la didattica a distanza (Dad), come pure nelle scuole medie. Stop agli sportelli per le scommesse in Tabacchi e bar, chiusura delle scuole sì ma tenuto conto dell’indice Rt locale. La parola d’ordine rimane quella di fronteggiare l’emergenza sanitaria e bloccare l’impennata dei contagi.

Nella riunione tra il Premier Conte e le forze che sostengono il Governo, sul tavolo si pone l’interruzione della mobilità interregionale, che verrebbe consentita per motivi di lavoro. Il confronto sulle prossime misure anti-Covid proseguirà domani, alle ore 9:00 tra Governo e Regioni, Province e Comuni.

Contrario ad un Lockdown generalizzato il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè: “Sono sicuro che le dichiarazioni del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, non rappresentino la volontà di tutta la Lega (che altrimenti dovrebbe ricominciare a chiamarsi Lega Nord). Qui in Sicilia abbiamo pagato a marzo un prezzo pazzesco per un errore del Governo sulla generalizzazione della chiusura. Non siamo intenzionati a pagarlo nuovamente”.

Sul profilo social Facebook, ha scritto: “A marzo i presidenti delle regioni del Nord hanno preteso che si chiudesse tutta l’Italia facendoci perdere oltre 9 miliardi. Ma noi avevamo, in tutta la Sicilia, meno contagiati della sola provincia di Como e ora ci riprovano. Il presidente Nello Musumeci adesso non accetti per la seconda volta questo ricatto. Chiudano solo le regioni del nord, noi non siamo in emergenza. La nostra economia così debole subirebbe un colpo davvero mortale da cui non sarebbe possibile riprendersi.

Sul tema, il presidente della Regione, Nello Musumeci: “È appena finita la riunione delle Regioni italiane con il Governo, i Comuni e le Province. C’è una condivisione di fondo tra tutti i livelli amministrativi dello Stato: la drammatica situazione che in tutta Europa sta condizionando la vita di milioni di persone. La nostra posizione è uniforme a quella di tutte le Regioni italiane. Due le priorità che poniamo: la riduzione della mobilità e l’adozione di piani terapeutici/farmacologici per l’assistenza al domicilio, limitando così la pressione sugli ospedali.

Proseguirà domani il confronto, sul testo del nuovo Dpcm che, speriamo, stavolta sia davvero condiviso. Vedo un crescente allarme sociale e di questo dobbiamo essere tutti consapevoli. Scelte forti ma non chiare diventano per i cittadini difficili da accettare. Non ci possiamo permettere errori. Più cresce la mobilità delle persone più crescono le probabilità di contagio. Per questo motivo stiamo valutando la possibilità, assieme alle altre Regioni ed al governo centrale, di ridurre ogni occasione di movimento non proprio necessario. Altra priorità resta la riduzione della pressione sui Pronto Soccorso ospedalieri dei positivi o di quelli che temono di esserlo. Serve quindi più collaborazione da parte della medicina di base affinché si intervenga nel domicilio di chi ne ha necessità”.