Nell’anniversario della morte di Rino Nicolosi

Esattamente 22 anni fa, il 30 novembre 1998, moriva Rino Nicolosi. Sembra essere passato molto meno tempo, tanto forte è ancora il suo ricordo. Tantissimo, se si considera cosa accade oggi. Nicolosi è stato uno degli ultimi grandi protagonisti della politica siciliana. Quando, ai tempi della Prima Repubblica, fare politica era un impegno forte, quando si veniva eletti grazie al consenso della gente e non nominato per il volere del leader nazionale. E Nicolosi questo consenso lo aveva davvero; lo aveva conquistato con anni di lavoro, di dedizione, di disponibilità.
Era cresciuto politicamente sotto la guida di una altro grande siciliano: Vito Scalia. La gavetta, tanta, poi l’elezione all’Assemblea Regionale Siciliana e la presidenza della Regione, quando ancora a Palazzo d’Orleans non ci si andava per merito della spinta di una coalizione ma con il voto di un’assemblea difficile, diffidente, incoerente e infida. Nicolosi fu, veramente, il presidente di tutti i siciliani, ottenendo sul campo e con il confronto serrato la leadership del suo partito, la Democrazia Cristiana, e i tutta la classe politica dell’isola. In quegli anni si tentava di non sprofondare nel baratro e Nicolosi, con altri leader siciliani, pochi in realtà, tentò di dare vita ad un nuovo corso. Le regole di allora, al di fuori delle singole volontà, erano purtroppo già scritte.
Nicolosi, però, era dotato di uno spessore umano sconosciuto ai più e, seppur nel decadimento generale, continuò ad essere autorevole punto di riferimento. Solo il male incurabile che lo colpì, dopo un momento in cui sembrava essere regredito, spense definitivamente quella luce.
Cosa è rimasto di quella stagione, della stagione di Rino Nicolosi, al di là dei ricordi? Poco o nulla, L’attuale classe politica sembra avere cancellato tutto riportando inidetro l’orologio della politica. Utilizzando e modificando le parole Giosuè Carducci: «La genìa nuova fu di pigmei e di folletti, di gnomi e di coboldi. E questi scavavano piccole fosse per deporvi le immondezze delle anime loro, e si chiamavano conservatori; e quelli saltabeccavano, come scimmie ubriache d’acquavite, su le loro frasi, e si gridavano rivoluzionari». E, parlando di Nicolosi, calza a pennello la frase del principe Fabrizio Salina: «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene… ».
Ci piace concludere con le parole dello stesso Rino Nicolosi, riportate da Francesco Merlo nell’intervista pubblicata dal Corriere della Sera il 16 febbraio 1995: «Cominciate a ragionare: è mai possibile che la nostra storia sia una storia di infamità, senza distinzioni per nessuno, che tutti i nostri comportamenti fossero perversi, è mai possibile che Rino Nicolosi, la generazione dei Rino Nicolosi, quei giovani ambiziosi che volevano diventare ministri o protagonisti della politica, non avessero le loro strategie generose e coraggiose ma fossero soltanto dei mostri? E se invece i mostri foste voi?».