Quando l’Italia fece la voce grossa con gli Stati Uniti

Achille Lauro. Un nome che evoca nella mente degli italiani una pagina di storia importante, emblematica, unica. Una pagina che, per contenuti e retroscena, sembra uscita da un libro giallo ricco di thriller, azione e spionaggio. Era il 7 ottobre 1985 quando questa nave da crociera, con a bordo 201 passeggeri e 344 uomini di equipaggio, viene dirottata nelle coste egiziane da un commando del Fronte per la liberazione della Palestina guidato da Abu Abbas. Cominciano immediate le trattative che coinvolgono personaggi di spicco come il neopresidente del consiglio italiano Bettino Craxi, quello egiziano e il capo dell’Olp Arafat che ha proprio in Abbas il contatto interno e fondamentale per le trattative. I risultati arrivano in tempi rapidi e si rivelano ottimi: tutti gli ostaggi verranno liberati in cambio di un salvacondotto per i terroristi. Un lieto fine interrotto dalla scoperta, a bordo dell’Achille Lauro,del cadavere di un cittadino americano, Leon Klinghoffer, ebreo e paralitico ucciso dai dirottatori. Scatta la reazione del governo statunitense. Reagan ordina ai suoi caccia di intercettare il Boeing con a bordo Abbas che viene costretto all’atterraggio nella base di Sigonella.

Era l’11 ottobre 1985. Adesso la trama di questa storia si infittisce e diventa un braccio di ferro fra il governo italiano e quello statunitense. Una partita che non si gioca solo dal punto di vista diplomatico ma che coinvolge anche le forze armate di entrambe le nazioni. Il velivolo viene circondato dalla Delta Force statunitense e dai militari italiani. Craxi ordina l’allontanamento immediato delle forze USA dichiarandosi disposto all’eventualità di uno scontro armato. Reagan cede e l’Italia intera tira un sospiro di sollievo. I terroristi furono portati nel carcere di Siracusa per poi ripartire in direzione di Ciampino. Ma sui cieli italiani gli aerei di scorta dovettero respingere un tentativo di un F-14 statunitense di prendere in consegna il Boeing con i dirottatori che, scampato il pericolo, atterra alle 23.00 a Ciampino. Nell’aeroporto romano un velivolo statunitense si posizionò obliquamente davanti quello italiano ostruendone il passaggio. Altro ultimatum del nostro governo che intima l’allontanamento ed ennesimo cedimento da parte americana. La storia adesso finisce ufficialmente e viene giocata sul campo dei servizi segreti. Entrano in gioco quelli italiani, israeliani e statunitensi. Nel gioco hanno un ruolo determinante una serie di intercettazioni che portano alla luce il diretto coinvolgimento, nel dirottamento e nell’omicidio di Abu Abbas che fu condannato all’ergastolo. La storia adesso finisce e si dimette in segno di protesta nei confronti di Craxi il ministro della difesa Spadolini.

Oggi, a 35 anni di distanza, si può analizzare con più attenzione ciò che avvenne in quell’ottobre del 1985 e che tenne tutta l’Italia col fiato sospeso. Una vicenda che, oltre alle trattative diplomatiche fra i vari stati, mise in campo ben altro. Per analizzarla attentamente bisogna notare come nel nostro Paese quell’anno vi furono cambiamenti profondi. L’industria ricominciava a correre e si affermava il terziario come settore dominante. La tecnologia e i mezzi di informazione di massa entravano prepotentemente nelle case. La lotta alla mafia metteva a segno le prime importanti vittorie come la cattura di Tommaso Buscetta. Ma soprattutto in quell’anno in Italia divenne Presidente del Consiglio Bettino Craxi. Una figura che, anche se ai giorni nostri viene ricordata da molti solo per i fatti di tangentopoli, governerà il nostro paese con autorevolezza. Un’autorevolezza evidente nei fatti dell’Achille Lauro. In quest’occasione l’Italia taglia il cordone ombelicale che da tempo la lega, economicamente e psicologicamente, agli Stati Uniti dimostrando agli alleati d’oltreoceano e al mondo intero come ormai sia una potenza mondiale capace anch’essa di decisioni importanti. A trentacinque di distanza dunque le domande che sorgono osservando attentamente i fatti dell’Achille Lauro sono molte ma la più importante è ovvia: se accadesse oggi, il governo avrebbe il coraggio di compiere le azioni, giuste o sbagliate, del governo Craxi? Crediamo di no. Perché, e questo è un dato oggettivo, dopo i fatti di tangentopoli la classe politica italiana si è indebolita oltremisura, assumendo, soprattutto in politica estera, una posizione di subordinazione nei confronti di altre nazioni. Allora non ci resta che osservare con un pizzico di nostalgia quelle pagine ingiallite e quei filmati sbiaditi dell’ottobre 1985 quando l’Italia fece la voce grossa sull’alleato americano. E prevalse. Quando il nostro Paese era la quarta potenza economica mondiale.