Riflessioni applicative sul ddl regionale in materia di contrasto ai fenomeni del bullismo

Agli inizi di Novembre l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato il disegno di legge per la prevenzione ed il contrasto ai fenomeni del “bullismo” e del “cyberbullismo”. Il lavoro legislativo iniziato nell’Aprile del 2018 con la presentazione del DDL n. 239 ha visto la presentazione successiva di altre proposte di legge quali il DDL 372/18, il DDL 426/18, il DDL 701/20 ed il DDL 742/20. Tutte queste proposte sono poi state unificate in un unico testo che ha sostenuto l’esame di tutte le Commissioni per terminare il proprio percorso a Giugno di quest’anno. La norma dota oggi la Sicilia di strumenti adatti a frenare il dilagare dei fenomeni di “bullismo” e “cyberbullismo” altre che della “cyberpedofilia” e del “sexting”. I dati emersi, in particolare, in merito al fenomeno del “bullismo” e del “cyberbullismo”, secondo l’ISTAT, sarebbero scoraggianti con oltre il 50% dei giovani tra gli 11 ed i 17 anni che avrebbe subito atti offensivi (verbali o fisici) intenzionali e reiterati da parte di un compagno o dei compagni con una netta prevalenza tra le vittime delle ragazze piuttosto che dei ragazzi. Il ministero dell’Istruzione con una nota ha avviato il monitoraggio dei fenomeni per valutare con sistematicità la presenza e l’andamento nel tempo del fenomeno e di alcune variabili importanti di contesto, con dati poco rassicuranti in base ai quali nello specifico il 22,3% degli studenti delle superiori ne è stato vittima nel 2020/21. Gli episodi di prepotenza tra pari sarebbero quindi un fenomeno che coinvolge un numero considerevole di studenti soprattutto nella modalità faccia a faccia. Dai dati raccolti emerge anche che è presente una percentuale non trascurabile di studenti che subisce atti di “bullismo” basato sul pregiudizio etnico, sessuale e di disabilità. Oggi sempre secondo i dati un’alta percentuale di docenti riporta che nella propria scuola è stato nominato un docente di riferimento in base in quanto previsto dalle linee di orientamento 2021, purtroppo ancora poco conosciute. Sarebbe preliminarmente, quindi, assai importante che tutti riconoscessero la gravità degli atti di “bullismo” e delle conseguenze negative che ne derivano sia del numero delle vittime, segnate da profonda sofferenza, sia dei giovani prevaricatori, che corrono il pericolo di indirizzare il loro percorso di vita verso la devianza e la delinquenza. Il “bullismo” potrebbe, quindi, essere trattato a partire da una definizione di carattere generale che lo vede come un grande recipiente di comportamenti che condizionano negativamente i pensieri, i sentimenti, e le relazioni sociali di chi lo subisce. Tuttavia lo spettro di attenzione andrebbe rivolto anche e soprattutto alla maggioranza dei ragazzi che, nella classe o nel gruppo, agiscono con ruoli di sostegno all’azione del bullo e dei comportamenti di emarginazione della vittima. Stesso dicasi per il fenomeno del “cyberbullismo” ove la distanza creata dietro uno schermo catalizza la cinicità del prepotente che tramite, anche la presenza di un gruppo di complici, trova un appagamento nell’arrecare la sofferenza dell’altro creando disagio e favorendo l’esclusione della vittima. Al di là del dato normativo urgerebbe una efficace sensibilizzazione sulla gravità del problema stimolando gli studenti alla percezione ed al riconoscimento oggettivo del fenomeno, all’immedesimazione nelle emozioni di una vittima, al riconoscimento di sé quale attore, gregario o spettatore remissivo di “bullismo”, allo sviluppo di comportamenti pro-sociali di gruppo, allo sviluppo di procedure e comportamenti efficaci per gestire il fenomeno all’interno del gruppo classe. Per fare ciò andrebbe analiticamente affrontato il fenomeno nelle sue diverse componenti quali l’identificazione dei comportamenti del bullo, della vittima e delle forme di complicità non sottacendo, tuttavia, anche sulle dinamiche interattive dei ruoli. Ciò certamente favorirebbe l’individuazione di buone pratiche per riabilitare il comportamenti individuale o di gruppo progettando uno specifico percorso di recupero che dal riconoscimento del problema permetta di arrivare ad interventi risolutivi. I fenomeni del “bullismo” e del “cyberbullismo” hanno alla loro base esegetica la violazione dell’integrità psico-fisico delle vittime con la correlativa mortificazione ciclica e continuativa dei sentimenti relativi alla sfera dell’affettività e della sessualità della vittima. Certamente la sempre più ampia diffusione di un uso non consapevole di internet con diffusione non consensuale di immagini e video espliciti tipici delle dinamiche del “revenge porn” ha oggi reso improcrastinabile il massiccio utilizzo di campagne di sensibilizzazione che tuttavia vanno affiancate a corsi di formazione settoriali. Indubbiamente la normativa approvata risulta essere un utile strumento di contrasto al fenomeno anche tramite il principio di complementarietà affermato tra le istituzioni scolastiche e la pubblica amministrazione, financo a coinvolgere soggetti del terzo settore in una sinergia tra tutti gli attori che possono contribuire a prevenire, gestire e contrastare il fenomeno anche se la norma potrebbe rimanere lettera morta qualora non si cominciasse ad applicare una logica diversa di approccio al fenomeno volta a codificare strategie efficaci proprio per contrastare il radicamento di atteggiamenti prevaricatori. Le nuove linee guida dovrebbero iniziare con un percorso volto a comprendere quali comportamenti sbagliati stiano alla base del fenomeno, individuando rappresentazioni interiori, individuali, o di gruppo, che generano i ruoli di bulli, vittima, complici e che costituiscono comportamenti efficaci per ridurre i contrasti e favorire le relazioni. Ciò potrà avvenire solo mediante l’utilizzo di percorsi di studio e ricerca continui focalizzati sulla introspezione degli studenti in un percorso volto a sviluppare una sensibilizzazione di un cambiamento proprio volto a catalizzare il cambiamento dell’altro. Oggi parlare di “bullismo”, tuttavia, è sbagliato ed anacronistico in quanto ai cosiddetti bullismi primari (bullismo scolastico) si sono affiancati i bullismi secondari (bullismo omofobico) con la conseguenza che la network society multifattoriale e trasversale risulta essere l’unica rete di contrasto al fenomeno. Non va, comunque, dimenticato che alla base si sta parlando di manifestazioni di aggressività messe in campo da bambini o da adolescenti verso altri bambini o adolescenti volte ad intimidire ed a dominare e che come tali presagiscono nell’aggressore una forma di prepotenza intesa con reazione esterna difensiva ed una condizione personale di insicurezza e disagio quando non sono addirittura indici e sintomi di uno stato ansiogeno caratterizzato da una percezione propria di un basso senso di autostima, conseguenza anche di una particolare situazione familiare vissuta. La salvaguardia della crescita psicologica, educativa e sociale va, pertanto, garantita sia alla vittima che all’aggressore con interventi formativi e rieducativi che portano dall’analisi degli stili educativi applicati dalle famiglie ove spesso le logiche di prevaricazione sull’altro vengano inculcate come unico strumento di successo nella vita, cercando di instillare nel proprio figlio un senso di autostima al di sopra della media che viene coltivato negli ambienti familiari e confermato nei luoghi di socialità scolastica. L’uso di tecniche psicopedagogiche e di pratiche educative volta ad assicurare una efficace azione preventiva necessitano preliminarmente l’attivazione di programmi di sostegno, ma anche di prevenzione, rivolti alle famiglie degli studenti e finalizzati all’inclusione e alla responsabilizzazione preventiva dai genitori nei confronti dei rischi derivanti dai mezzi di comunicazione e dalla rete. Sebbene degno di nota sia il coinvolgimento della regione negli interventi per prevenire e contrastare il fenomeno, l’istituzione di un bando annuale per il finanziamento di progetti rimane il vero punto di forza del DDL, misura che se sfruttata certamente permetterà la protezione dei soggetti più fragili proprio mediante la continuità di formazione che assicurerà, a differenza dell’attuale approccio basato su campagne ed iniziative spesso delimitate nel tempo, la realizzazioni di percorsi basati sulla comunicazione di nuove abilità educative e nuove capacità comunicative che l’istituzione scolastica potrà fornire. Al riguardo la frequenza congiunta studenti/famiglie alle singole attività svolte, soprattutto a quelle svolte nei gruppi di supporto, risulterà essere fondamentale per il raggiungimento della ratio e della legge e per l’ottempero del principio di efficacia ed efficienza che la disposizione dovrebbe avere. Se, quindi, il “bullismo” è un fenomeno multifattoriale lo dovrà essere anche la sua cura e ancora una volta sarà la programmazione scolastica a dover essere da traino alla complementarietà tra attori, in logiche di lungo termine, tutte parti integranti dell’offerta formativa annuale, sia dal punto di vista culturale ma anche da quello sociale, ricreativo e sportivo nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza anche e soprattutto tramite la figura dei docenti referenti.