Sicilia, tutti contro il deposito di scorie nucleari

“Faremo le barricate” è questa la frase più usata per contestare la scelta fatta dal Governo Nazionale da tutte le forze politiche, associative e ambientale siciliane, di qualsiasi colore e schieramento politico.

“La notizia che in Sicilia sarebbero state individuate 4 aree per il deposito di scorie nucleari mi lascia letteralmente allibito. Probabilmente, approfittando della generale attenzione rivolta a ben altro, il Governo tenta di far passare in sordina una follia. Ad esempio, non è pensabile depositare rifiuti radioattivi in un’area naturale protetta come il Parco delle Madonie. Mi aspetto di sentire lo sconcerto delle associazioni ambientaliste, di cui fin ora non ho notizie. In merito all’argomento proporrò ai capigruppo di tutti i partiti una seduta d’aula, per decidere come reagire”. Gianfranco Miccichè, presidente Ars.

“Diciamo NO a qualsiasi ipotesi di Deposito Nazionale dei Rifiuti Radioattivi in Sicilia. Faremo le barricate! Oltre a rappresentare un pericolo ambientale immane, fiaccherebbe ulteriormente il già martoriato comparto turistico, uno dei pochi settori che muovono l’economia dell’Isola. La Sicilia ha già pagato pesantemente scelte di neocolonialismo, a partire dagli impianti petrolchimici di Augusta, Gela, Milazzo, sino al tentativo di piazzare inceneritori non più collocabili altrove. Non è più accettabile e faremo di tutto per bloccare ulteriori tentativi”. Angela Foti, vicepresidente dell’Ars.

“Non permetteremo mai che la Sicilia diventi un deposito di stoccaggio di rifiuti nucleari. Ecco perché due anni fa abbiamo fatto approvare una nostra mozione per il divieto assoluto di ingresso ai rifiuti radioattivi. Ora Musumeci deve fare di tutto per far rispettare la nostra mozione, la volontà del Parlamento e dei siciliani”. Il Movimento 5 Stelle Sicilia.

“L’idea di mettere scorie radioattive e nucleari in alcune aree della nostra Sicilia ad alta vocazione produttiva agroalimentare e turistico ambientale è paradossale e bisogna attivarsi affinché ciò non succeda. In un momento così delicato per le imprese turistiche ricettive ed agroalimentari produttive siciliane, già alle prese con la difficile valorizzazione dei prodotti siciliani e la relativa commercializzazione in un contesto globale, con tutti i problemi connessi volti ad implementare la relativa sicurezza alimentare è impensabile pensare di creare nelle province di Caltanissetta, Palermo e Trapani quattro depositi nazionali di rifiuti tossici nucleari entro il 2025 che creerebbero ulteriori diffidenze e problemi ai consumatori ed ai cittadini delle aree indicate. Sarebbe meglio indire, dopo aver ascoltato la Regione Siciliana, un referendum tra i cittadini nei territori indicati di Butera (CL), Segesta e Calatafimi (TP), e Castellana Sicula (PA) piuttosto che tout court imporre scelte così misteriose ed improvvise”. Nino Minardo segretario regionale Lega Sicilia e Annibale Chiriaco responsabile regionale attività produttive della Lega Sicilia.

“Se l’individuazione in territorio siciliano di zone per la creazione del deposito nazionale nucleare è uno scherzo, non è divertente, anzi di cattivo gusto. Se così non fosse, state certi che alzeremo le barricate con muri di cemento armato. Non permetteremo che sia rovinata la nostra agricoltura o la salubrità ambientale. Se poi, per assurdo, da Roma qualcuno pensa che il nisseno, così come altre zone della Sicilia, possano trasformarsi in discariche nucleari, non ha tenuto conto del tasso di mortalità per tumore, tra i più alti d’Italia. Pensare di incrementarlo è da scriteriati. Siamo per lo sviluppo, per una partecipazione solidale alle esigenze del Paese, ma sulle scorie nucleari diventiamo i più titolati ambientalisti di sempre. I sindaci non darebbero mai il loro assenso, né la politica regionale. Sono certo che tutta la deputazione sarà dalla stessa parte. Invitiamo gli organi competenti a una chiara ed inequivocabile smentita”. Il deputato di Forza all’Ars, Michele Mancuso.

“Le aree interne della Sicilia hanno bisogno di investimenti, non dei rifiuti radioattivi. L’ipotesi di allocare centri di stoccaggio nelle Madonie, nel trapanese e nella provincia di Caltanissetta ci appare semplicemente irricevibile. Parliamo di territori, come nel caso delle Madonie impegnate in una battaglia per l’istituzione delle zone franche montane, che da tempo chiedono altro tipo di attenzione. Parliamo di aree, come nel caso di quelle del trapanese, votate al turismo e di straordinario pregio paesaggistico ed archeologico, che sarebbero umiliate da una scelta simile. Parliamo del territorio del nisseno già profondamente devastato dagli scempi ambientali. Rispondere ai bisogni dei territorio con la proposta di trasformazione di queste aree in discariche radioattive è semplicemente irricevibile perché offensivo e mortificante per queste comunità”. Gli amministratori e i militanti della rete dei cento passi della provincia di Trapani, dell’area delle Madonie e del comprensorio di Caltanissetta.

“In tanti mi stanno contattando in queste ore per avere rassicurazioni e chiarimenti sulla scelta fatta anni fa a livello nazionale per individuare siti idonei per il deposito di rifiuti radioattivi. Ritengo che la Sicilia abbia già dato tanto dal punto di vista ambientale e che individuare strutture del genere nell’Isola non sia per niente opportuno per tante motivazioni che faremo valere. Entrando nel merito della questione, la procedura che si apre adesso è tecnica e si basa su criteri che sono stati decisi diversi anni fa, quando in Italia sono state classificate delle aree con l’obiettivo di ospitare i rifiuti degli impianti smantellati. Tra tutte le zone individuate come potenzialmente idonee, quelle siciliane sono ritenute meno adatte, ma questo non basta. Posso assicurare che il governo Musumeci affronterà con attenzione e responsabilità la questione, che coinvolge vari rami dell’amministrazione essendo più argomento di carattere ambientale che prettamente legato ai rifiuti, oltre a interessare la Sicilia sotto tanti altri punti di vista. Siamo già attivi e in contatto con gli enti nazionali preposti e faremo valere le ragioni dell’Isola nelle opportune sedi di confronto, sempre nell’esclusivo interesse dei siciliani”. L’assessore regionale all’Ambiente Alberto Pierobon.