Bestie, uomini e sentimenti: storia di un amore infinito

Non avevo mai avuto un cane da piccolo ed in realtà nemmeno da grande giacché tutto è iniziato solo tre anni fa. Nel desiderio di realizzare una mia “famiglia felice” decisi di prendere un cane perché una casa l’avevo già presa e ci ero anche andato a vivere con una donna già da qualche anno. Il cane lo avevo preso tramite una associazione che mi aveva chiesto una “offerta libera” ma “quantificata in euro 50” per le spese logistiche sostenute. Le pratiche per l’adozione le avevo curate io ed avevo fatto tutta la trafila amministrativa. Ricordo che era una domenica mattina soleggiata di tre anni il giorno in cui la andai a prendere e me la portai a casa. Sebbene fosse stipata in un trasportino riuscivo a vedere che era piccolissima ed aveva gli occhi impauriti. Uscì da quel trasportino e si mise in un angolo con lo sguardo basso quasi fosse a disagio ed imbarazzata. Ancora oggi ha spesso quell’atteggiamento in casa. Mi dissero che era una femminuccia, mi fecero alcune raccomandazioni e dopo avermi detto che dovevo restituire il trasportino mi dissero che potevo andare. Salutai tutti i presenti e mi avviai verso casa. Era piccolo il trasportino e viaggiammo in motorino. Il tragitto fu breve. Salì a piedi le scale del palazzo ed dopo essere entrato in casa andai direttamente in cucina. Allora aprì la porta del trasportino e lei piano piano uscì. Si mise su un angolo del tappeto ed era talmente indifesa che mi faceva tenerezza e pena allo stesso tempo. Ad un certo punto gli avvicinai una palla, che avevo comprato, e lei prima la annusò e poi allungò la zampa per toccarla. Pranzammo e lei mangiò insieme a noi cosa mi avevano suggerito di darle. Fino ad allora di lei avevo solo visto una foto in cui era distesa, appena nata, su quella che poi capì essere la giacca di una tuta ginnica. Aveva la pancia di un rosa chiarissimo e lo sguardo furbetto. Dopo pranzo mi distesi sul letto per riposare e lei, che avevo lasciato sul tappeto a giocare con la palla, ad un certo punto venne vicino al letto.  Sentii grattare il materasso e la vidi. Ci guardammo per la prima volta negli occhi. La presi in braccio e la distesi vicino a me e lei appoggiò la testa sul mio fianco. Così tutto è iniziato. Diversamente da quanto mi avevano detto però iniziò a crescere e la cosa piano piano cominciò a creare qualche problema ma che sempre siamo riusciti a risolvere. Oggi sono passati tre anni e lei è ancora con me. Pesa 25 chilogrammi ed anche se è grande mi guarda sempre come fece quella domenica pomeriggio. Da allora però sono successe tante cose ma lei è sempre stata con me. Quando uscivo di casa si sedeva sulla poltrona all’ingresso e mi aspettava per tutto il tempo necessario. Durante il lockdown non ero solo perché lei era con me. Quando la “ambita famiglia felice” diventò “mono-soggettiva” anche allora lei era con me. Durante il Natale trascorso, anche allora, mentre rifacevo il presepe, dopo qualche anno buio, lei era con me. Era con me anche quel pomeriggio di qualche giorno fa quando inaspettatamente successe che mi si avvento’ contro procurandomi una ferita lacerante all’avanbraccio sinistro. Non so perché tutto quello era successo ma il veterinario, purtroppo, lo sapeva e mi fece una possibile diagnosi un po’ particolare. Possibile inizio di alterazione dello stato mentale dell’animale dovuto, forse, ad un incrocio sbagliato in sede di concepimento. Mentre ero in sala d’aspetto al pronto soccorso, in attesa della medicazione, ero seduto e ripensavo a tutta la mia “storia di amore” con lei, storia che per suggerimento di qualcuno doveva finire o nel più tragico dei modi, l’abbattimento, o nel meno tragico dei modi, la consegna alle autorità veterinarie cittadine. Non nascondo che inizialmente ero propenso anche io alla seconda, visto anche lo shock dell’evento avuto, ma poi quando sono tornato a casa l’ho vista seduta ad aspettarmi al solito posto e quando sono entrato in casa ha riappoggiato la testa sulla mia gamba come faceva sempre proprio come aveva fatto anni fa. Da allora ogni giorno mentre mi guardo l’avambraccio con la ferita che si sta rimarginando e con il ciclo di antibiotico preventivo somministratomi che è finito ci continuo a pensare. Ci sono poche cose al mondo per cui lottare e l’amore degli esseri viventi “umani” o “animali” è una di quelle. Non andrai al canile mia, piccola Luna, troveremo una soluzione. In fondo sei l’ultimo brandello che mi rimane di quella famiglia felice che volevo creare e insieme felici lo siamo sempre stati sia nel bene che nel male della vita. Magari qualcuno leggendo questa “storia di amore infinito” ci potrà aiutare, dandoci una soluzione.