La contemporaneità va in scena al “Cortile – Teatro Festival”

Due spettacoli dagli stili completamente differenti sul tema della contemporaneità. A metterli in scena nell’Area Iris il “Cortile – Teatro Festival”, che si avvia al termine il 20 settembre prossimo. «Il Festival vuole essere strettamente legato al nostro tempo – dice il direttore artistico Roberto Zorn Bonaventura – e, quindi, presentare proposte teatrali che non si sottraggono all’attualità, ma con la capacità di realizzare scelte diversamente “marchiate”, a dimostrazione di una vitalità creativa del settore che, nonostante le traversie sanitarie, non è mai uguale a se stessa ed è capace di risorgere da quelle che avrebbero potuto essere le sue ceneri».

Nel programma della rassegna l’8 settembre c’è l’inedito “In tacito quadrante – Per una poetica dell’impossibile” della compagnia messinese QA-QuasiAnonimaProduzioni. Lo studio parte da “Immaginazione morta immaginate” di Samuel Beckett e segue il percorso già tracciato con “Cenere” dello scorso anno. In scena, Giulia Messina e William Caruso, regia e drammaturgia di Auretta Sterrantino, musiche originali di Vincenzo Quadarella.

Le note di regia: «Dalla terra desolata di matrice eliotiana, popolata da un unico indefinito personaggio sempre in dialogo con il pubblico, ci spostiamo in uno spazio chiuso e definito. Qui i paesaggi non cambiano neanche nell’immaginazione, se non tra un prima e un dopo. Immaginare che l’immaginazione sia morta si rivela oggi suggestione concreta, in un mondo che sempre più si sta abbandonando a un’alta definizione che non è frutto di attenta analisi ma solo di tecnologia: l’immagine non nasce più da noi ma è calata dentro di noi dall’esterno, perdendo così tutti i suoi connotati e divenendo dato. Ancora una volta in un’atmosfera post catastrophe, veniamo proiettati in uno spazio altro, in cui ciascuno di noi ha molto di sé da riconoscere».

Lunedì 13 settembre prossimo sarà, invece, la volta di Francesco Natoli. L’attore è noto al pubblico del Festival. È lui a interpretare “Un giorno quasi perfetto” di Antonino Anelli e Michelangelo Maria Zanghì (che è anche il regista). Lo spettacolo è presentato dalla Compagnia Santina Porcino di Patti. I costumi e gli elementi scenici sono di Cleopatra Cortese.

La parola agli autori: «Questo spettacolo parla di ognuno di noi, perché racconta del rapporto più antico e viscerale che possa esistere: quello tra genitori e figli. Per Marika, la protagonista, questo rapporto è tutt’altro che semplice, avendo abbandonato il paesino natale della provincia siciliana, per trasferirsi nella Milano “da bere” con la speranza di poter vivere liberamente la propria identità di genere; Marika, infatti, è nato uomo ma non ha mai accettato il suo corpo “difettoso”: lei è donna contro tutti e tutto e se gli altri si limitano a schernirla o, al massimo, ad approfittare di squallide prestazioni sessuali, i suoi genitori l’hanno isolata e abbandonata».

«Ma succede qualcosa che ribalta il corso delle cose e Marika, – spiegano – dopo anni di solitudine, ha, suo malgrado, la possibilità di recuperare il rapporto col padre. In un crescendo di speranza, malinconia e umorismo si arriva al finale che svela le mancanze e le aspettative che tutti noi, sia genitori che figli, viviamo quotidianamente, probabilmente da tutta la vita». Due spettacoli, due angoli di visuale differenti. La scelta se uno o entrambi gli spettacoli sta allo spettatore, già seguace del “Cortile” e, per questo, consapevole della valenza artistica che promana da ciascuno di essi.