Ristoratori pronti allo sciopero della fame

La Fipe non molla, continua a chiedere con forza di poter riaprire in quanto “Siamo la colonna portante dell’economia turistica Siciliana – dice con fermezza Dario Pistorio, Presidente regionale Fipe – Concommercio, in quanto i turisti che vengono in Sicilia vanno dai nostri associati, dai bar, ai ristoranti, dai locali di sera alle discoteche, ecc…”.
Stamattina in Piazza Università, piena di addetti ai lavori, è stato annunciato uno sciopero della fame per evidenziare lo stato di gravissima difficoltà che attanaglia tutte le imprese del comparto, soprattutto gli addetti alla ristorazione e i bar. Aderiranno il presidente Confcommercio Sicilia Gianluca Manenti, i presidenti provinciali di Trapani e Catania, Pino Pace Pietro Agen, e il presidente Fipe Sicilia, Pistorio; affinché la richiesta che stanno inviando al Presidente della Regione, Nello Musumeci, al Sindaco di Catania, Salvo Pogliese, e all’organo Fipe nazionale che invierà al Governo un documento con la loro precisa richiesta di farli riaprire nel rispetto delle norme anti-Covid.
“Non ne possiamo più. Oltre ai danni, pure la beffa. Bisogna dare un segnale. E forte. E l’unico modo per farlo è protestare in maniera dignitosa, civile ma rivendicando con forza quelli che sono i nostri diritti. Qui ci sono operatori economici che non sanno più come fare per andare avanti, per mantenere le proprie famiglie. E poi assistiamo ad assembramenti di massa come quelli di ieri a Milano, e anche in altre piazze italiane, che rappresentano uno schiaffo per tutti noi”.
Così il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti.
“E’ da mesi che non si lavora – continua Pistorio – abbiamo sempre fatto prevalere la logica del buon senso, anche quando la situazione era, così com’è tuttora, disperata. Ma siamo rimasti senza parole per quello che è accaduto in queste ultime ore. Le dichiarazioni da noi rilasciare, le proteste di piazza da noi fatte, evidentemente, non bastano più. Sì, è necessario dare un segnale forte. E lo faremo nell’unico modo possibile, in modo dignitoso ma evidenziando tutta la nostra preoccupazione e il nostro malumore”.
“No, non ci stiamo a questo gioco al massacro – continua il presidente Agen – è una situazione davvero kafkiana. Non pretendiamo che le riaperture ci possano essere a partire da domani. Ma attendiamo una data certa. Chiediamo che le attività commerciali tuttora chiuse possano riaprire, nel pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, a cominciare da un determinato momento. Andare avanti così, senza prospettive, sembra davvero camminare a tentoni”.
“Non volevamo certo arrivare a questo punto – continua il presidente Pace – e non ce l’abbiamo neppure con i tifosi interisti, e lo dico io da tifoso nerazzurro. Ma le scene a cui abbiamo assistito in questi giorni sono davvero pesantissime. Noi stiamo lottando ogni giorno per sopravvivere e poi ci confrontiamo con situazioni del genere. L’unico modo per andare avanti è quello di potere contare su un minimo di prospettiva. Sarà, altrimenti, una devastazione economica senza precedenti”. Allo sciopero della fame, intanto, stanno fornendo la propria adesione i primi dirigenti di Confcommercio come il Presidente di Confcommercio Sciacca Giuseppe Caruanai ed i vicepresidenti provinciali di Ragusa Giorgio Moncada e Antonio Prelati.

Tra le richieste che la Fipe rende pubbliche, ci sono: il gioco dei colori non finirà fino ad il 31 luglio; la zona gialla dà la possibilità di lavorare solo esclusivamente all’esterno e all’interno in modalità asporto (ma chi non potrà?); gli orari di chiusura devono essere posticipati specialmente nelle città come le quelle del Sud perché in estate i clienti considerata la buona stagione si mettono in movimento sempre più tardi; le varianti del virus sono diverse e si chiede quindi una ulteriore accelerata delle vaccinazioni per fasce di età ma anche chi fa il servizio al tavolo (cameriere) essendo più esposto deve avere la priorità; fissare delle regole per la ripartenza per chi fa il catering, visto che non esiste nessuna linea guida ufficiale, a prescindere dal balzello dei colori; una mappa chiara su come ripartire e garantire un futuro senza incertezze; ristori più veloci; Cassa integrazione allineata ai mesi correnti; chiarezza per un comparto che è la base della economia turistica e forza trainante del territorio.