Salina, salviamo le cave di pomice

Salvare le cave di pomice con l’attività estrattiva che è uno degli assi portanti del Piano territoriale paesistico delle Isole Eolie, a Lipari. L’appello era stato lanciato un mese fa all’assessore regionale per i Beni culturali, Alberto Samonà. Erano stati i presidenti del Centro Studi Eoliano, della Federalberghi e dell’associazione Nesos, Nino Saltalamacchia, Christian Del Bono e Pietro Lo Cascio a sollecitarne “un rapido intervento sulla drammatica situazione che si è venuta a creare nell’area dell’ex stabilimento industriale della Pumex“. L’azienda era stata chiusa per consentire l’ingresso dell’isola nell’Unesco. Nel 2007, il sequestro da parte della magistratura dell’intero stabilimento ex Pumex di Porticello, poi, nel 2015, il tribunale Barcellona Pozzo di Gotto ne aveva dichiarato il fallimento.

Ora, anche il presidente emerito della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, Prof. Giovanni Puglisi, tenta di salvare le Cave di pomice di Lipari, che costituiscono il simbolo di tradizione estrattiva, condividendo l’iniziativa portata avanti da alcune associazioni locali e dal presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna. “La sua nota-esposto alle autorità giudiziarie e politiche in ordine a presunti comportamenti illegittimi o comunque suscettibili di censura da parte della curatela fallimentare delle Cave di pomice, oltre ogni possibile fattispecie giuridico-legale, pone un grave problema di “manipolazione irreversibile” della situazione storico-logistica dell’area della Cava – sottolinea Puglisi -, rendendo di fatto vano non solo ogni possibile, futuro tentativo di recupero storico-museale della zona, ma distrugge quello che potrebbe costituire il nucleo portante di un potenziale ampliamento del Sito Unresco delle Eolie, sul versante dell’immateriale, con il recupero dell’arte tradizionale estrattiva di minerale rarissimi, come la pomice e l’ossidiana, reperti determinanti soprattutto dal punto di vista storico-industriale, distruggendo in modo irreversibile e arbitrario un’àncora di salvezza per il futuro culturale ed economico delle Eolie”.

Il presidente emerito della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco auspica “un immediato intervento, ciascuno per le sue competenze e responsabilità delle autorità giudiziarie e politiche competenti, per evitare un pregiudizio strutturale ad un luogo che, oltre ad essere già “patrimonio dell’Umanità”, potrebbe diventare un momento fondamentale della storia della Sicilia e dei suoi lavoratori, che in quelle cave hanno dato la vita e hanno anche prodotto ricchezza perla nostra Terra”. Puglisi definisce “un oltraggio alla Sicilia, ai siciliani e a quanti ne hanno cantato, anche in letteratura, come Bartolo Cattafi, la bellezza e la magia, insieme – voglio citare – ad un isolamento non dovuto soltanto al mare, ma alla solitudine, all’abbandono, all’oblio in cui codeste isole vengono lasciate e in cui talvolta gli isolani stessi si stendono e si dondolano, come un’amaca, sognando ad occhi aperti benefici cambiamenti futuri”.

Al Corriere della Sera Puglisi ha auspicato un’area museale di archeologia industriale a Lipari come in Svezia, a Falun, al posto di una antica e nota miniera di rame. Nel 2000, durante il mandato ordinario di presidente della Commissione Nazionale Italiana del Prof. Puglisi, le Isole Eolie sono state iscritte nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. Sin dal 2002, alcuni studiosi eoliani hanno prodotto una proposta per un piano di riconversione delle cave di pomice che vede nel parco geo-minerario il cuore del progetto. Proposta che, ad oggi, è rimasta tale.