Sicurezza sul lavoro: espressione della complementarietà tra Stato, società e aziende

E’ di pochi giorni orsono la notizia che una società operante nel settore della robotica ha lanciato sul mercato il prototipo di un robot in grado di sostituire gli esseri umani nello svolgimento di mansioni lavorative ritenute faticose e pericolose. Se apparentemente questa circostanza potrebbe sembrare una minaccia per la possibile sostituzione di una forza lavoro umana con una artificiale è anche vero, però, che un cambiamento di tal sorta, nella organizzazione del lavoro, potrebbe avere dei risvolti positivi dal punto di vista dell’indubbio miglioramento del livello di sicurezza che si riscontrerebbe sui luoghi di lavoro. Tale circostanza, certamente, non può essere sottaciuta soprattutto se si guardano i dati contenuti nell’ultimo report annuale pubblicato dall’Inail e riguardante le morti bianche avutesi nel 2020. Se a questa panoramica si aggiunge anche quella che giornalmente le cronache giornalistiche ci presentano, con un continuo stillicidio di morti sul lavoro, un trend ormai nefasto al punto da indurre il governo draghi a varare dei provvedimenti in tal senso, volti a tentare di prevenire il fenomeno, si capisce che oggi, certamente, la sicurezza e la legalità nello stato italiano devono anche passare attraverso la dimensione, fondamentale per la società civile, della sicurezza sui luoghi di lavoro. Ma, intanto, nei cantieri si continua a morire ed il numero degli ispettori del lavoro in servizio continua a non essere sufficiente a garantire un controllo capillare sul territorio. La cultura della legalità e della sicurezza non può non passare anche dalla cultura della promozione del “diritto alla sicurezza sui luoghi di lavoro” e del “dovere di garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro”. E proprio una netta osmosi fra società civile ed aziende leader di settore potrà promuovere questa interazione senza però dimenticare il terzo lato di questo triangolo equilatero, e cioè lo stato.  Lo stato che nelle sue varie articolazioni territoriali dovrebbe affiancare alla carota dello sgravio contributivo, per gli investimenti in sicurezza, il bastone dell’equa corrispondenza fra danno inflitto dal comportamento omissivo e pesantezza della pena comminata in risposta. Alla luce di quanto detto, e proprio con riferimento alla tematica della sicurezza dal punto di vista della complementarietà tra innovazione ed enti locali, ogni singola realtà comunale potrebbe dare il proprio contributo al miglioramento dei livelli di sicurezza sui luoghi di lavoro tramite, magari, il potenziamento delle competenze dei propri corpi di polizia municipale. Oggi certamente il rapporto tra sicurezza ed innovazione passa anche attraverso il rapporto tra tecnologie ed intelligenza umana ma la sicurezza altro non può essere che il prodotto dell’impegno comune nella cornice di un nuovo concetto di complementarietà.